Oggi vi porto un articolo del nostro amico Luca, che denuncia l’avanzata di un fenomeno a dire poco sconcertante.
Negli scorsi giorni ho scoperto l’esistenza di gruppi social di fantomatici “cacciatori di pedofili” (loro stessi si dichiarano così) che hanno il solo scopo di distruggere la vita a chi ha la sfortuna di incrociare la loro strada. A volte parliamo anche di ragazzi di 17 – 20 anni.
Con la scusa di “proteggere i bambini” e con modalità fatte di violenza, manipolazione e palese violazione delle leggi, ergendosi a giudici e poliziotti, questi gruppi di squadristi mettono in atto vere e proprie imboscate contro i pedofili (vale sempre la pena ribadire che esserlo non è un reato!).
In questo articolo non voglio entrare nel merito dell’assurdità di definire “bambino indifeso” ad esempio un ragazzo di 14 anni capace di decidere gli incontri online che preferisce fare. Voglio limitarmi a denunciare una deriva che, da pedofilo che rispetta la legge, mi ha fortemente turbato.
1. L’Istigazione a Delinquere
Innanzitutto, uno degli aspetti più schifosi è l’uso dell’inganno. Questi gruppi contattano persone online spacciandosi per giovani ragazzi e ragazze (normalmente fra i 13 e i 15 anni) interessati a delle amicizie con persone più grandi. In modo del tutto comprensibile, spesso queste conversazioni, che a volte durano mesi, piano piano si spostano sul lato sentimentale e sessuale. I malcapitati vengono palesemente raggirati e spesso convinti allo scambio di foto, spingendo il soggetto a commettere un reato che, probabilmente, non avrebbe mai compiuto senza quella sollecitazione. In un sistema giuridico civile, l’istigazione è un atto grave; persino le forze dell’ordine hanno limiti rigidissimi sull’uso di agenti sotto copertura, proprio per evitare che lo Stato “crei” il crimine invece di prevenirlo.
2. Il “Processo” di Piazza e lo Sciacallaggio Mediatico
Dopo aver creato un rapporto di fiducia, il malcapitato viene attirato in un luogo pubblico e scatta la gogna. Filmare una persona senza il suo consenso, per poi pubblicarne il volto e i dati sensibili sui social, non è giustizia: è diffamazione e violazione della privacy. Questo “sputtanamento” pubblico produce danni permanenti alla reputazione di individui che non sono stati condannati da alcun tribunale, ignorando totalmente la presunzione di innocenza.
3. Violenza e Coercizione: La Legge della Giungla
I poveri malcapitati, appena avvicinati da questi gruppi di energumeni che si credono sul set de “Il Giustiziere della Notte“, iniziano il loro calvario: vengono fermati con la forza (sequestro di persona), percossi e umiliati (lesioni personali) e ricattati per ottenere “confessioni” video sotto la minaccia di chiamare la polizia (che poi comunque, alla fine della mattanza, viene ovviamente comunque chiamata). Come si fa a non capire chi sono qui i veri criminali? La coercizione fisica e psicologica per estorcere dichiarazioni è una pratica che non trova spazio in una democrazia!
4. Il Pericoloso Ruolo delle Forze dell’Ordine
Se, come riportato, esiste una evidente collaborazione da parte delle autorità verso questi gruppi, ci troviamo di fronte a un corto circuito istituzionale. La polizia ha il dovere di agire secondo protocolli legali e trasparenti. Delegare l’ordine pubblico a esaltati squadristi o ignorare le loro violenze significa abdicare al proprio ruolo, legittimando un sistema in cui chiunque può farsi giustizia da solo, basandosi su sospetti o trappole tese ad arte.
Conclusione
La lotta ai criminali e ai predatori sessuali (pedofili o non) è una priorità, ma non può passare attraverso l’illegalità. La giustizia sommaria dei social media non cura la società, la ammala, sostituendo le aule di tribunale con la violenza di un video virale. È fondamentale che le autorità intervengano non contro le VITTIME di queste imboscate, ma contro chi pensa che un profilo social dia il diritto di calpestare i diritti umani e le leggi dello Stato. Questi gruppi sono palesemente illegali e andrebbero chiusi immediatamente!